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Happy End 2018 > Nerone



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NeroneC'è da essere veramente solo felici per il ritorno a casa di un cagnolino come Nerone. La sua storia ha, per certi versi, del commovente: nato il 24 luglio del 2002, era il più grande, l'unico nero della sua cucciolata e per questo l'ho chiamato Nerone: il grande nero.

Si è rivelato subito un animale molto affettuoso, gli piacciono le coccole e manifesta puntualmente la sua gioia muovendo vorticosamente la coda, ogni volta che è felice. Ultimamente, però, la vecchiaia lo sta provando: ha dolori alla schiena e alle articolazioni, per cui non cammina più con passo spedito e sicuro. Ma soprattutto ha la cataratta e la sua vista, credo il suo campo visivo, ne risulta molto compromessa, dal momento che urta continuamente dappertutto e non si sa spostare a tempo quando qualcuno, come il padrone, che non ci vede, gli sta arrivando addosso.

É però ancora in grado di sfuggire alla sorveglianza e, Domenica pomeriggio, si è intrufolato all'apertura incauta della porta d'ingresso di casa. Me ne sono accorto per via di un leggero fruscio e di un leggero scossone della porta stessa - e subito mi ha preso un soprassalto di preoccupazione ma non di angoscia: in fondo non è la prima volta, pensavo, tornerà.

Ma questa volta no, non è stato così semplice. Passa un'ora, e niente, passano due ore, e niente. Arriva un'amica, le chiedo se, tornando a casa, non può fare un giro largo, nella speranza di avvistarlo. Niente. Ogni tanto mi affaccio sull'uscio di casa e chiamo. Niente.

Passa tutto il pomeriggio, infuocato dall'afa e del mio cagnetto niente… l'angoscia comincia a farsi avanti. La notte decido di lasciare la porta socchiusa, tanto ce n'è un'altra interna, che posso chiudere a chiave, nella speranza che, con la tranquillità del buio, Nerone ritrovi la strada di casa e trovi aperto. Ma i dubbi cominciano ad assalirmi e penso: “…e se fosse stato investito?”.

L'indomani devo fare ritorno al lavoro in città e, a questo punto, è meglio se non mi distraggo ma per me è la disperazione, non riesco a pensare ad altro e ci sono delle persone che comunque possono aiutarmi. In mattinata contatto mio fratello, forse lui ha la foto del mio animaletto. La supposizione è giusta e così la mia amica si incarica di condividerla su Facebook; nel frattempo sia lei, sia mio fratello, sia altri amici, a piedi e in bicicletta, percorrono il paesino (circa 2000 abitanti), sperando in un incontro fortuito.

Comincio ad essere rincuorato da questo commovente spirito di collaborazione, e nel pomeriggio sono un po’ sollevato ma non mi va di stare ad aspettare passivamente. Il giorno dopo contatto al telefono tutte le persone che conoscono il mio cane, chiedendo loro di fare attenzione: sono persone che, per lavoro girano, sia nelle campagne vicine, sia nei paesini limitrofi, così facendo spero di allargare ulteriormente il raggio d'azione, non si sa mai.

Provo anche a cercare su Internet e mi imbatto nel sito dell’Associazione Animali Persi e Ritrovati, dal quale apprendo tante notizie, alcune confortanti, altre meno (un cane spaventato e disorientato potrebbe percorrere parecchi chilometri in pochi giorni!), e decido di compilare il form per la ricerca. Sempre su suggerimento dell’Associazione, provo a contattare i canili vicini, anche se solo telefonicamente ma nessuno lo ha visto.

In questi momenti, davvero l'angoscia è tanta, l'incertezza paralizzante. Cosa può essere successo? Perché il cagnolino non è tornato? Perché nessuno lo ha visto? E se qualcuno lo avesse visto, che ha fatto? Lo ha preso e se l’è tenuto? E perché?

Si cerca di fare considerazioni e ipotesi quanto più è possibile razionali per non lasciarsi andare e il pensiero è sempre per lui, qualunque cosa si faccia c'è sempre quel pensiero a tirarti giù. L'orecchio è sempre teso al telefonino, in attesa di una chiamata liberatoria. La domenica, a quell'ora, c'era sicuramente poca gente in giro, il rischio più grave è che il mio Nerone si sia avvicinato troppo alla strada principale del paese dove, nel periodo estivo, passa un fiume di macchine, ad ogni ora del giorno e della notte, diretto al mare. Ma se fosse stato investito, probabilmente si verrebbe a sapere, continuiamo a sperare.

Ma è sempre più difficile. Il telefono continua a non squillare. Il mercoledì è terribile e decido di sparare le cartucce più grosse: chiedo all'amica di informarsi se qualcuno degli operatori ecologici non ha per caso rimosso la carcassa del cagnolino (sperando ovviamente di no, ma è necessario accertarsi anche di questo), e poi anche loro girano e magari l'hanno notato. Poi contatto un'altra amica, che mi può aiutare: ho scaricato dalla sezione poster del sito www.animalipersieritrovati.org il facsimile per i volantini, si tratta di modificarlo opportunamente, inserirci la foto, che nel frattempo mio fratello mi ha fatto avere in .jpg, e farne un po’ di copie, per adesso mi limito a dieci ma se ne possono fare altre, se necessario.

La mia ipotesi, o meglio speranza, è che il cagnolino sia ancora in paese ma se così fosse, forse qualcuno che lo ha trovato, se lo tiene e non si preoccupa di interessarsi alla sua restituzione, non importa quale sia il motivo. Quindi sarebbe importante diffondere la notizia capillarmente.

Siamo arrivati al giovedì mattina, i volantini sono pronti ma io li posso ritirare solo l’indomani e, nel frattempo, sono passati già quattro giorni e io dispero di rivedere ancora vivo il mio splendido Nerone. Quanti ricordi mi affollano la mente, dei momenti passati con lui, della sua simpatia, dei rumorini divertenti che emette ogni tanto, della sua zampina implorante in cerca di cibo, del suo musetto sempre alla ricerca di coccole, delle sue cerimonie di ben ritrovato. Mi tornava in mente soprattutto un episodio lieto di un anno e mezzo fa, quando era stato malissimo a causa di una botta presa alla schiena: era rimasto semiparalizzato, stava male, non mangiava più e il suo aspetto non era più quello allegro e ammiccante di sempre. Il veterinario gli aveva prescritto delle iniezioni per una settimana ma non si era sbloccato e io avevo paura che, per non farlo soffrire, avrei dovuto autorizzarne l'eutanasia. Insistetti, e il veterinario decise per un'altra settimana, stavolta di cortisone. Anche quella volta passai giorni tremendi e anche quella volta fui lontano da lui ma non potendo resistere e volendolo vedere ancora una volta, tornai a casa. Mentre lasciavo il mio bagaglio nella mia stanza da letto, lui si avvicinò a me e mi toccò con la sua zampina come a dirmi: “stai tranquillo, sono qui, sto meglio, non ti abbandonerò”.

Ora questo pensiero mi tormentava, possibile che tutto dovesse finire così?
Io faccio il centralinista, niente di particolare, ricevo le telefonate e le smisto a chi di competenza. La mattina del giovedì, verso mezzogiorno, ricevo una delle tante chiamate apparentemente di routine d'ufficio. Invece, una voce allegra, un'altra persona amica,che ha svolto anche lei nella vicenda un ruolo importantissimo, mi fa sapere di aver riportato a casa il mio piccolo amico. "Era nel cortile del Comune e mia sorella, che era informata della sua scomparsa e aveva visto la foto, trovandosi lì per lavoro, mi ha subito avvertito".

"Mi sono precipitata subito, lui era spaventato, disorientato, si nascondeva e non voleva seguirmi ma alla fine, con l'aiuto degli operai, l'abbiamo acchiappato e, con un loro mezzo l'abbiamo riportato a casa. Ora è tranquillo, sta mangiando qualcosa".

Ecco qua, poche parole ma basta questo perché il cuore si riapra e la vita ricominci a fluire normalmente.

Che cos'era successo nel frattempo? Credo proprio che non lo scoprirò mai: il Municipio dista dalla casa forse 300 metri e il suo cortile ha un cancello che, ovviamente, la domenica pomeriggio non è aperto. Quindi il mio cagnetto ci si è infilato successivamente, magari la mattina stessa del suo ritrovamento. Che cosa ha fatto durante questi quattro giorni?

Una delle mie paure era che, nelle sue condizioni, potesse essere impossibilitato a muoversi e che potesse morire di fame e/o di sete ma pare che non fosse nemmeno tanto messo male fisicamente. Vuol dire che, prima di disperarsi troppo, bisogna sapere che un animale ha evidentemente delle risorse a sua disposizione, non è tanto fragile, anche se disorientato e spaventato.

Il giorno dopo il suo ritrovamento, sono tornato a casa, ho aperto la porta del cortile con un pezzo di pane in mano. Nerone l'ha preso ma non l'ha mangiato, lo ha stretto in mezzo ai denti e, tutto scodinzolante, ha fatto una dozzina di giri tutto intorno a me, emettendo i suoi guaiti di gioia...

Giuseppe e Nerone – Riola Sardo (OR), 11 Luglio 2018





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